HERIZ - Tappeti - Guida ai Tappeti - Tecniche e Materiali
La
struttura elementare del tappeto, le tecniche ed i materiali utilizzati per
la loro creazione (materie prime, telai ed altri strumenti di lavoro,
tessitura, annodatura, rasatura, colori, disegno e
lavaggio).
La struttura elementare di un
tappeto prezioso annodato
e tessuto con seta, argento o oro (che, opera di grandi artisti, è destinato
allarredamento di palazzi e moschee ed è di grandi dimensioni)
oppure la struttura di un semplice tappeto di tribù e di villaggio, in lana,
cotone o pelo di cammello, resta la stessa ed è formata dallordito, la
trama e la controtrama, i nodi e il pelo (annodato a mano, fatto a mano). Ad
essi si possono aggiungere i materiali, le tinture e i colori.
Alla creazione di un tappeto concorrono: le materie prime, i telai e altri
strumenti di lavoro, la tessitura, lannodatura, la rasatura, i colori, il
disegno ed il lavaggio.
LE MATERIE PRIME
In alcune regioni si usano
materiali quali lino, canapa, juta
e fibra di cocco, ma si tratta di produzioni assolutamente particolari. Le
principali materie prime usate nellannodatura del tappeto sono tre:
la lana, la seta (usata per lo più per esemplari di maggior
finezza), il cotone. Riconoscere tali materiali è semplice. Basta
toccarli! La lana, calda e pelosa; la seta, fine, liscia e scorrevole; il cotone,
freddo e asciutto. Se al semplice tatto si hanno dei dubbi, si può ricorrere
ad un semplice stratagemma, detto la prova del fuoco. Consistente
nel bruciare una piccola parte della fibra che reagisce al fuoco in modo diverso
a seconda della sua natura: la lana brucia lentamente scoppiettando e si fonde
in un unico blocco che emana un odore simile a quello dei capelli bruciati; la
seta non brucia a fiamma viva, ma si spegne lentamente formando una cenere
chiara o marrone chiaro che ha un odore simile a quello della lana (la seta
sintetica, poi, si distingue per lodore pungente e acido); il cotone ha
lodore del legno bruciato o della carta e forma una cenere
bianco-grigia che si dissolve facilmente.
LA LANA
La lana (di pecora, capra,
cammello) resta la
materia prima per eccellenza. È il materiale più utilizzato per il
pelo e, talvolta, per le catene e la trama.
Le differenze tra le lane e la loro qualità, data dalla morbidezza,
elasticità e lunghezza del pelo, dipendono da fattori diversi, come
letà dellanimale, la razza, il tipo di allevamento, la stagione
in cui avviene la tosatura (quella primaverile dà la lana migliore), le varie
parti del corpo (collo, pancia, zampe, spalle, dorso). Il colore naturale
della lana varia dal giallo pallido dellavorio al marrone scuro.
In Persia esistono diversi tipi di lana ricavata da pecore, capre,
cammelli.
La lana di pecora è quella più generalmente utilizzata. La
tosatura della lana avviene una volta allanno, in primavera
o allinizio dell'estate. Presso le popolazioni nomadi, che eseguono
tuttora il vecchio metodo, la tosatura della pecora si fa generalmente a
primavera avanzata. La bestia prima della tosatura è sottoposta a un
lavaggio sulle rive dei fiumi per togliere dal pelo la sporcizia e la polvere. Dopo
la tosatura, fatta con delle cesoie, la lana viene lavata una seconda volta nel
fiume o in grandi recipienti. Niente è più indicato dellacqua dolce per
pulire la lana e ogni tribù si tramanda per generazioni i ruscelli e stagni dove
lacqua è pura, corrente e priva di sostanze alcaline. Dopo averla
lavata, la lana viene calpestata con i piedi e poi stesa ad asciugare
allaria. La
cardatura della lana lavata si svolge tirando le
fibre con un attrezzo di legno fornito di aghi o, molto più semplicemente, con
le dita. Un altro sistema, assai antico, consiste nel garzare la lana facendo
vibrare sopra di essa la corda di un arco di modo che le vibrazioni così
prodotte separino le fibre. Quindi si procede alla fase della
filatura, effettuata ancora con i metodi tradizionali. La filatura è
infatti una sorta di passatempo familiare che, con lesercizio, diventa
automatico. Ogni membro della tribù si serve di attrezzi piccoli e leggeri. Con
un semplice giro della mano si fa ruotare il fuso che avvolge le fibre della
lana creando il filo. La torsione di ogni filo corrisponde alla direzione della
filatura: in senso orario abbiamo una torsione a Z, in senso
antiorario a S. La lana filata in questo modo è ancora oggi la più
ricercata.
Nel mondo esistono dalle 350 alle 450 razze di pecore. NellAnatolia, in
Turchia, esiste un tipo di pecora che sin dallantichità aveva fama per
la finezza delle sue lane. I paesi più importanti per lallevamento
ovino sono lAustralia, la Nuova Zelanda, il Sudafrica, il Sudamerica,
lIndia, il Pakistan, gli Stati Uniti, la Russia e la Turchia. Mentre la
lana del Khorassan è fine e morbida, nei territori del nord è piuttosto
spessa e dura.
La lana di capra è utilizzata in particolare dai nomadi. In
India furono prodotti esemplari bellissimi con il pelo soffice e finissimo
delle capre Kashmir, mentre lana di capra più grossolana si ritrova nel
pelo di molti tappeti spagnoli; il pelo lungo e robusto del manto viene
spesso usato nei tappeti anatolici, persiani e afgani per le cimose
laterali, le finiture e la struttura. Un particolare tipo di lana è prodotto
nel territorio del Kirman: si tratta di una lana molto resistente e lucida
che viene ricavata da capre bianchissime e dal pelo molto lungo e da un
curioso tipo di pecora dalla coda e dorso adiposi. Quando i pascoli sono
abbondanti lanimale concentra tutto il grasso nella coda
formando una specie di fiocco, raggiungendo talvolta il peso di venti
chili. Da questa pecora si ottiene una lana finissima e molto
resistente. I tappeti dellAsia centrale contengono molta lana
di capra.
La lana di cammello è utilizzata dai nomadi nel suo colore
originale. Si trova soprattutto in tappeti di produzione persiana, afgana
e curda. Questa lana non prende bene il colore, per cui è lavorata nel
suo colore originale che va dal marrone scuro al marrone chiaro. Viene
prodotta nella regione di Hamadan e può essere usata sola o mescolata
a quella di capra e di pecora.
Per alcuni tappeti di particolare finezza si usa la lana di agnello
che rende assai morbida la superficie.
La lana tosata da animali morti (in persiano tabagi)
non è mai stata usata per la tessitura dei tappeti orientali che, in genere,
utilizzano lana di buona qualità.
Per la produzione dei tappeti in Oriente si usa di preferenza la
lana di razze incrociate. Rispetto al cotone, la lana è meno
soggetta a sporcarsi; inoltre non ha reazioni elettrostatiche ed è difficilmente
infiammabile. Prende bene il colore, protegge dal caldo e dal freddo. Unico
svantaggio è costituito dal fatto che attira molti insetti, soprattutto le
tarme.
LA SETA
La seta è la fibra sottile e
resistente che i bachi da seta
producono per formare il bozzolo. Il baco da seta (Bombyx mori)
è originario della Cina, dove il suo allevamento ed utilizzo ha una tradizione
secolare. Nel 552 d.C. alcuni bozzoli furono trafugati dalla Cina e portati a
Bisanzio dando così inizio alla produzione della seta nellarea
mediterranea, in Italia e in Francia.
Lallevamento del baco da seta richiede
unalimentazione particolare (foglie di gelso), aria temperata
e attenzione contro i parassiti. I bozzoli vengono raccolti e
bolliti. Quindi la seta viene smatassata (una matassa può raggiungere
la lunghezza di 4.000 m), lavata, sgommata, lisciata e filata. Solo un
terzo della fibra originaria può essere trasformata in seta cruda
e, dopo un altro esame, la quantità utilizzabile si riduce a un decimo
di quella iniziale. Dunque gran parte della fibra va sprecata. Questo
rende la seta ancora più preziosa.
La seta, che fu adoperata unicamente per i tappeti ad uso della corte
persiana, caratterizza i tappeti di maggior finezza. Se di buona
qualità, è un materiale piuttosto costoso. Tuttavia va ricordato che
limpiego della seta non comporta automaticamente la
certezza della qualità del tappeto o un prezzo elevato.
Viene utilizzata soprattutto per le catene, la trama o il pelo. Con
la trama e lordito pure in seta si raggiunge il massimo della
finezza e della sontuosità, specialmente quando nelle trame si
inseriscono fili doro e dargento, i quali però
rimangono volutamente scoperti. Alcuni preziosi tappeti sono
caratterizzati dalla superficie in lana e trama e lordito in
seta. Laccoppiamento dei due materiali rende possibile
unannodatura più fitta.
La seta è usata soprattutto per la sua resistenza, per la straordinaria
bellezza e lucentezza del filato e per il fatto che non attira tarme e
altri parassiti.
IL COTONE
Il cotone viene generalmente
usato per le catene e la trama. I tappeti con la struttura in cotone sono più
pesanti, più compatti e, se il cotone è protetto dall’umido, più resistenti
di quelli in lana.
A volte, nei tappeti antichi (in particolare nei Kilim) si usava
una piccola quantità di cotone bianco o azzurro per creare e mettere in
evidenza i disegni.
Nel 1844 J. Mercer introdusse il metodo del
trattamento a freddo del cotone in tensione con una
soluzione di soda caustica in modo da ottenere una fibra più
resistente, che prende meglio il colore.
Luso del cotone per la produzione di tappeti è limitato
soprattutto alle manifatture urbane dellultimo secolo. Oggi
è frequente il suo impiego nei tappeti anatolici moderni.
STRUMENTI DI LAVORO
I TELAI
Ci sono telai di diversa
grandezza e dotati di vari
accorgimenti, ma quelli maggiormente utilizzati anche ai giorni nostri
sono di due tipi: orizzontali (portatili) o verticali (semipermanenti,
utilizzati nei villaggi).
Il telaio orizzontale di struttura molto semplice, è formato
da due travi o subbi, fissate al suolo con dei picchetti, alle quali
vengono allacciati i fili dellordito. Servendosi di un palo
(liccio) collegato con i fili dellordito, lartigiano
può sollevare o abbassare i fili dellordito creando così
quello spazio necessario a fare passare il filo della trama. Una
volta assicurata la cimosa (o base dinizio),
lartigiano comincia ad annodare dei fili corti e sottili
(scelti in base al colore da impiegare) alle catene
dellordito. Una volta completata la fila longitudinale dei
nodi, passa al successivo filo della trama e prosegue allo stesso
modo fino a completare il tappeto. Essendo estremamente
leggero e maneggevole, il telaio orizzontale è facile da smontare
e da trasportare poiché può essere caricato su un animale per
essere trasportato e quindi rimontato nel luogo della nuova
sosta. Ecco perché viene utilizzato per lo più dalle tribù nomadi
per creare tappeti di piccole e medie dimensioni. Infatti mentre
la lunghezza del tappeto può variare a piacere, la larghezza,
servendosi di questo tipo di telaio, risulta piuttosto limitata.
Il telaio verticale può essere verticale fisso e
verticale con subbi (travi) rotanti. È costruito in modo
simile a quello orizzontale: due pali verticali ai quali sono
fissate due travi trasversali, una in alto e una in basso, alle quali
vengono fissati i fili dellordito. Quello verticale è il telaio
più moderno perché consente di realizzare più tappeti alla volta
e viene usato per la creazione di tappeti più pregiati e di maggiori
dimensioni. La larghezza finale del tappeto dipende dal numero
delle catene tese sul telaio e la sua lunghezza dal tipo di telaio
utilizzato. Lartigiano, seduto su un asse di altezza
regolabile, esegue i nodi partendo dal basso.
Oggi i moderni ateliers utilizzano dei cilindri mobili che consentono
larrotolamento del tappeto per seguire lavanzamento
dellopera e modificarne la lunghezza a volontà. Nei grandi telai
lavora una persona ogni 70 cm circa.
ALTRI ATTREZZI UTILIZZATI
Anche se la tecnica di
lavorazione si è andata perfezionando
nel tempo, si sono continuati ad utilizzare i semplici strumenti dei tempi
antichi. Per tagliare i fili viene utilizzato il coltello che può essere
dritto o ricurvo oppure può avere alle estremità un uncinetto per fare i
nodi. Altri strumenti sono: la lama, per il primo taglio dopo
lesecuzione del nodo; le forbici, che ricordano quelle dei
sarti e possono avere varie dimensioni (ad esempio lunghe, ricurve, grosse) e
che sono usate per la rasatura; il pettine che serve per serrare i
nodi e la trama.
LA TESSITURA
La tessitura avviene utilizzando
i telai. Il primo
passo nella lavorazione di un tappeto consiste nel tessere il bordo,
o cimosa (Kilim) che di solito è lunga dai 3 ai 4 cm e
che serve a trattenere i nodi. La cimosa del tappeto è un elemento
molto importante perché ne determina la solidità. In genere per
questa fascia del tappeto si utilizza la tecnica del Kilim:
allordito si intrecciano trame di vario colore che vengono
fatte passare sopra e sotto le catene, serrando le trame tra
loro. I fili tesi uniformemente dal basso verso lalto alle
estremità del telaio (subbi) costituiscono lordito
del manufatto. Lordito è formato dai fili paralleli (detti
catene), disposti in lunghezza, sui quali vengono fissati i nodi
(ogni nodo su due catene). Le catene possono essere di lana,
cotone o seta, a seconda della regione di provenienza. Esse
formano le frange e sono tese sul telaio costituendo il supporto
principale del tappeto.
Tra loro corrono in linea orizzontale i fili della trama. Si
tratta dellinsieme di fili (i quali sono della stessa materia
impiegata per le catene) che passano trasversalmente tra le
catene, incrociandole.
La controtrama è, invece, linsieme di fili che
bloccano la trama fra i nodi passando in senso inverso. I fili della
controtrama sono molto più piccoli di quelli della trama.
I materiali usati per la tessitura (ordito e trama) sono
in genere materiali grezzi soprattutto cotone ma anche lana e, per
i più pregiati, la seta.
Quando lordito è di cotone, la cimosa è bianca. Se invece
lordito è di lana, la cimosa è color lana naturale o
colorata. Se la cimosa è robusta ed integra il tappeto manterrà
una buona conservazione nel tempo.
LANNODATURA
Dopo la cimosa si esegue
lannodatura
(quella fase della lavorazione che distingue il tappeto da qualsiasi altro
genere di tessuto), una tecnica artigianale fra le più semplici che è
rimasta sostanzialmente immutata nel tempo.
Dopo ogni fila di nodi si lasciano sempre, in linea orizzontale, due o
più fili di trama che sono molto compressi contro i nodi con un pettine
di legno o di metallo affinché il manufatto sia compatto e resistente. I
nodi che formano il vello o pelo del tappeto si legano sui fili
dellordito. Effettuato il nodo, il pelo si tira verso il basso in
modo da dare il verso al tappeto che acquisterà toni
diversi secondo langolo di visuale dal quale si
osserva.
I NODI PRINCIPALI
Caratteristica del tappeto (a
differenza degli
arazzi, dei Kilim e dei tessuti) è il fatto che alle catene
dellordito vengono legati dei corti fili che vanno a
costituire il pelo, o vello.
I tipi di nodi prevalentemente adottati sono essenzialmente
due: il Senneh (Farsbaf), detto anche nodo
persiano, e quello più semplice detto Ghiordes
(Turkbaf), o nodo turco, nel quale i fili che
separano le righe (nel senso della larghezza del tappeto) sono
più grossi e i due fili terminali riescono dal collo del nodo.
Il nodo persiano, essenzialmente asimmetrico, risulta più
adatto ai disegni curvilinei. Prende il nome dallodierna
Sanandaj, città del Kurdistan iraniano. È realizzato in
modo che un capo del filo sia intrecciato a una catena
dellordito ed emerga tra questa e quella vicina, mentre
laltro capo del filo emerge tra la seconda catena
dellordito e quella che nel successivo nodo avrà
lintreccio. Questo nodo viene utilizzato dagli
artigiani iraniani, cinesi e indiani.
Il nodo turco, denominato Ghiordes (città anatolica dove
Alessandro sciolse lomonimo, famosissimo, nodo)
consiste nellintrecciare i due capi del filo a due catene
contigue dellordito con i capi che emergono dallo
spazio compreso tra le due catene alle quali sono legati. Questo
nodo viene usato in Turchia e nellarea caucasica e
offre una maggiore solidità e stabilità al tappeto. In tappeti di qualità più modesta viene invece eseguito il
nodo jufti ilmeh formato da nodi Senneh o
Ghiordes serrati ognuno non su due fili dordito ma
su quattro. Lannodatura jufti è nota anche come
doppio nodo o nodo
fraudolento. In pratica si tratta di eseguire il nodo,
del tipo turco o persiano, invece che su due catene, su tre
o quattro, risparmiando tempo e materiali. Purtroppo in
questo modo il tappeto realizzato risulta meno bello e
solido. Anche se viene penalizzata la resistenza del tappeto
sicuramente lesecuzione sarà più veloce e con un
minor consumo di lana.
Esiste anche un sistema di annodatura definito
arabo-spagnolo, usato solo in Spagna e
consistente nellintrecciare il filo ad una sola
catena dellordito con i due capi che si incrociano
sul retro della catena per riemergere davanti.
Spesso si sostiene che un tappeto con una maggiore
densità di nodi (che nel commercio internazionale dei
tappeti viene calcolata per decimetro quadrato) sia più
pregiato di altri con una densità minore: le cose non
stanno sempre così, perché va sempre ricordato che,
come per ogni oggetto darte, a determinare il
valore del tappeto più che la densità dei nodi conta
labilità, il gusto e la sensibilità
dellartigiano che lo ha realizzato. In settantun
giorni e quattro ore viene eseguito un tappeto di 6
metri quadri, prodotto da tre artigiani nello stesso
tempo (considerato che ogni artigiano esegue circa
14.000 nodi giornalieri e che per ogni metro quadro
di tappeto vi sono 500.000 nodi).
LA RASATURA
Una volta terminato il tappeto
si passa alla
rasatura, con laiuto di una cesoia ricurva, per
ottenere una superficie soffice ed uniforme.
Si tratta di una fase di lavorazione assai delicata che richiede una
eccezionale abilità. Infatti, se la decorazione è rasata troppo alta,
manca di nitidezza; se è rasata troppo corta, manca di solidità. La
rasatura viene fatta sia giornalmente, dopo pochi nodi effettuati,
che settimanalmente. Il pelo, o vello, è costituito dalle
estremità dei fili di lana, seta o cotone che emergono dai nodi
fatti attorno alle catene. Questi fili vengono tagliati e resi uguali
una volta che il tappeto è terminato. La rasatura lascia il pelo
del tappeto più, o meno alto, e dona nitidezza e rilievo a colori e
disegni. Più è bassa la rasatura più il tappeto è pregiato perché
risaltano i particolari del disegno. Laltezza del pelo,
infatti, dipende dalla qualità, dai materiali e dal numero di nodi
del tappeto e può variare da 4 a 30 millimetri, anche se mediamente
va da 7 a 10 millimetri.
LA TINTURA
Il principio di base nella
fase di tintura,
consiste nel diluire il colore in acqua bollente e nellimmergere
in essa uno ad uno i fili di lana, tenendola sotto ebollizione più o meno
a lungo. Dopo averli fatti asciugare al sole ognuno avrà diverse
gradazioni di una stessa tonalità.
Per fissare i coloranti (sia quelli naturali che quelli sintetici) e fare in
modo che abbiano presa sul filo, bisogna utilizzare una sostanza che
favorisca tale azione. Il risultato migliore lo si ottiene applicando il
fissante prima della tintura. Tuttavia il suo impiego può anche essere
fatto durante o dopo la tintura. Uno stesso colorante fornisce delle
tinte diverse a seconda del mordente impiegato. Nellantichità
i fissanti utilizzati erano la cenere di legno e di radice, lurina,
il solfato di alluminio, alcune foglie o alcuni frutti. Oggi si utilizzano
lacido acetico, la soda caustica, i sali metallici
dalluminio, cromo, ferro e stagno. Quando le tribù nomadi
cominciano a lavorare un tappeto non sempre calcolano con esattezza la
quantità necessaria delle lane tinte; con lesaurirsi della lana di un
dato colore, per compiere lopera si deve tingerne della nuova ed è
assai difficile riuscire ad ottenere la stessa gradazione. Tale inconveniente
diventa spesso un pretesto per il tessitore per ottenere particolari effetti
pittorici. Questa è la causa delle diversità cromatiche che si riscontrano
nei tappeti, che vengono detti striati (o abrash) e che, nonostante
lanomalia cromatica, nulla perdono del loro pregio; anzi la striatura,
per il conoscitore costituisce una singolare attrattiva.
In tutte le culture preindustriali larte della tintura era un
lavoro assai impegnativo, del quale ogni artigiano conservava
gelosamente il segreto che veniva tramandato di generazione in
generazione. Certi popoli o regioni si erano guadagnati una meritata
fama per i loro coloranti: per esempio i Fenici erano assai considerati
per il loro rosso porpora, la valle dellIndo era particolarmente
nota per i suoi rossi e i suoi blu.
COLORI NATURALI E SINTETICI
Uno dei pregi maggiori del
tappeto orientale sta nella seducente bellezza delle tinte e della loro
armoniosa fusione. I popoli dellAsia nel tingere le lane ottengono
sfumature calde, smaglianti, sobrie che combinate nella
fantasiosa disposizione del disegno, animano il tappeto con
giochi di colorazione suggestiva e del tutto inconfondibili.
I colori dei tappeti persiani ancora oggi sono ottenuti con
procedimenti naturali che risalgono ai tempi
antichi. Infatti i coloranti usati nella tintura delle lane sono
dorigine animale, vegetale e minerale.
Per ottenere il bianco viene usata la lana naturale.
Quella di cammello allo stato naturale, ricca fra laltro di
gradazioni, serve invece per ottenere il bruno rossastro.
Il verde si estrae, oltre che da una infinita varietà
di foglie, dal mallo delle noci. I toni migliori si ottengono con le
bacche delle Ramnacee, come il Rhamnus chlorphorus e il
Ramnus utilis. Il bellissimo verde Nilo viene ricavato
dalla isparag, una pianta da latice che cresce spontanea in
clima secco-arido. Però il metodo più usato per ottenere il
verde è quello di colorare le fibre prima in giallo e poi col
blu.
Il blu è ricavato dalle foglie dellIndigofera
tinctoria tenute a bagno nellacqua (attraverso processi
di fermentazione e ossidazione le fibre acquistano il colore) e
dalla distillazione della scorza dellindaco, usato anche
dagli antichi egizi e che cresce rigoglioso in Cina e in India.
Dallo zafferano (impiegato in particolare per la tintura della
seta), dalle bucce di melograno seccate e polverizzate, dagli
estratti di legno e dalle foglie secche di vite viene ottenuto il
giallo. Il giallo rossastro si ottiene dallo
zafferano selvatico, mentre dallo zafferano domestico si ricava il
giallo puro. Invece un giallo chiaro si ottiene
dalla distillazione della radice di kurkuma.
Il rosso viene estratto dalla robbia tinctoria (o
rubiatinctorum), pianta assai comune in Persia e
in tutto lOriente, la cui radice dona un rosso mattone
che varia di gradazione secondo il luogo di provenienza. La pianta
veniva tagliata in autunno, le radici seccate, sbucciate e
polverizzate. Il rosso carminio si ricava, dal succo di
ciliegia, dai petali di alcuni fiori, da due varietà di cocciniglia e da
altri insetti. Una volta catturati, gli insetti venivano uccisi (con
limmersione in acqua bollente o in aceto), seccati e
sbriciolati. Il cinabro è un colorante rosso arancio
che si ottiene da una resina proveniente da Zanzibar, nota con il
nome di sangue di drago. Un rosso scuro
era invece ottenuto con la henné, una polvere ricavata dal
ligustro egiziano, una pianta tanto cara alla cosmesi orientale.
Per ottenere il marrone scuro viene usato il mallo
della noce o le bucce di melograno tritate e bollite per diverse
ore.
Non è invece molto usato il nero in quanto, essendo
ricavato dallossido di ferro, risulta poco resistente nel
tempo. Il nero è la sola tinta ricavata da minerali. Tuttavia si
può ricavare anche da una doppia tintura: prima con
henné e successivamente con lindaco.
Per ottenere tutte le tonalità e le sfumature desiderabili gli
orientali usano questi colori accortamente diluiti e
sapientemente miscelati. I colori oltre ad avere un valore
decorativo hanno anche un valore simbolico: il bianco ad esempio,
esprime dolore, il rosso ricchezza e gioia.
Fino alla metà dell800 si conoscevano solo coloranti di
origine animale, vegetale e minerale. Luso delle
tinture sintetiche viene adottato tra la fine del
1800 e gli inizi del 1900 grazie alla scoperta avvenuta in
Inghilterra, nel 1856, ad opera del chimico sir William che
sintetizzò il primo colore allanilina (un derivato del
benzene). Questa fu una vera e propria rivoluzione che
abbassò notevolmente il costo dei coloranti per i tessitori. I
coloranti chimici, disponibili in varie tonalità, erano infatti
veloci e semplici da usare anche se erano molto inferiori ai
coloranti naturali per quanto riguarda la resistenza delle
fibre, il loro colore e la possibilità di ottenere diverse
gradazioni di toni. Luso di coloranti chimici realizzati
con lanilina si diffuse rapidamente, a partire dal
1865.
Qualche decina di anni fa sono stati messi a punto dei
colori, mordancè al cromo, la cui qualità è
talmente alta che si confondono con i coloranti naturali.
Oggi i coloranti sintetici sono i più diffusi nella produzione
dei tappeti. Alcuni anni fa, la Persia tentò di frenare
linvasione dal colorante chimico. Tuttavia prevalse il
basso prezzo e lassoluta praticità che fa risparmiare
tempo e fatica (considerando il faticoso lavoro richiesto
dallannodatura che richiede quaranta, cinquanta nodi
al centimetro quadrato e più). Se si pensa al continuo e
paziente cambio di lane imposto dal disegno, possiamo capire
la loro rinuncia alle antiche formule asiatiche.
LE PIANTE USATE PER LA TINTURA
Curcuma: pianta
appartenente alla famiglia delle
Zingiberacee che comprende erbe rizomatose dalle lunghe foglie semplici e dai
fiori disposti in densi grappoli spiciformi. Si trovano nellAsia
tropicale. Dalla Curcuma longa, coltivata in India, si ricava una materia
colorante gialla, la curcumina, che si adopera in tintoria. Indaco: è una sostanza colorante azzurra, conosciuta e
impiegata sin dalla più remota antichità. Ancora oggi è uno dei
coloranti più importanti. Indaco naturale: è contenuto sotto forma
di glucoside indacano in diverse piante del genere Indigofera
(Indigofera Tinctoria, Leptostachya, ecc.), che crescono in India,
Cina e in altre regioni tropicali e subtropicali; in Europa si coltivava
un tempo per lestrazione dellIndaco lIsatis
tinctoria (guado dei tintori). Si estrae lasciando macerare in acqua
le foglie o lintera pianta raccolta nel periodo della
fioritura. Sotto lazione di enzimi contenuti nella stessa
pianta lindacano si scinde in glucosio e indosile che, per
azione dellaria, si ossida a indaco che si separa in fiocchi
azzurri. Oltre alla sostanza colorante azzurra (detta indigotina o blu
dindaco), che ne è il costituente principale, lindaco
naturale contiene anche quantità più o meno grandi di indirubina
(o rosso dindaco), sostanza colorante rossa, di bruno
dindaco, sostanza bruna solubile in acqua, di canferolo, o
giallo dindaco, un derivato flavonico, di sostanze azotate
(glutine dindaco) e di ceneri. Mallo: è la buccia che riveste il guscio legnoso delle
noci; dapprima è verde punteggiata di nero, poi a maturità si fende
e si distacca, annerendo completamente. Ha sapore acerbo e aspro
e poco odore. Botanicamente il mallo è una parte del frutto della
noce essendo infatti costituito dallesocarpo e mesocarpo;
lendocarpio invece lignificandosi è andato a costituire il
guscio sopracitato. Nel mallo si trova un principio acre e amaro
(inglandina) il quale sotto lazione prolungata
dellaria e dellumidità si trasforma in una sostanza
nera, insipida, insolubile. Nel mallo si trova inoltre un particolare
tannino sotto forma di un composto simile allacido
pirogallico, il quale si colora pure in nero allaria. Per tali
sostanze la buccia della noce viene utilizzata per tingere capelli, per
rinvigorire e uniformare la colorazione dei legnami, come colorante
di tessuti. Robbia: con questo nome e con quello di garanza si
indica la radice macinata della Rubia Tinctorum, pianta erbacea
perenne delle Rubiacee, coltivata per le sue proprietà tintorie (in
varie gradazioni di rosso), fin dalla più remota antichità in India,
Persia, Egitto. Nota ai Greci e ai Romani venne introdotta
dalloriente in tutta Italia e Francia: nel 1600 venne coltivata
nellAlsazia, in Slesia, in Olanda. Dopo il 1870, in seguito
alla preparazione sintetica della alizarina (C14 H8 O4), il prodotto
viene venduto in pasta al 20-40% per tingere lana, seta e cotone
(il cotone deve essere prima inzuppato in olio per rosso turco o
solforicinato, principio colorante della robbia). Presto la sua
importanza declinò e la coltivazione è ora praticata solo in
oriente. La Rubia Tinctorum ha fusto sottile quadrangolare,
piccole foglie lanceolate, riunite in verticilli, fiori gialli terminali,
radici numerose e ramificate. La radice fresca è cilindrica, lunga
20-30 cm., spessa 1-2 cm., con una cuticola di colore bruno
rossiccio cui segue uno strato giallo. Le radici vecchie contengono
una quantità maggiore di quelle giovani di colorante Per questo
motivo vengono raccolte nel terzo anno di vita (colorante
2%). Dopo essiccamento e macinazione, forma una polvere
color zafferano. Zafferano: nome che designa propriamente gli
stimmi del fiore di Crocus Sativus (fam. Iridecee); per estensione
lo si usa per indicare la pianta stessa, che è alta una decina di
centimetri, dotata di bulbo-tubero rotondeggiante, carnoso, ricco
di amido, rivestito di tuniche membranose brune; tale bulbo
(che si pianta solitamente in luglio-agosto) produce dapprima un
ciuffo di foglie erette, lineari, nel cui centro si forma lo scapo
fiorale, per lo più uniflor. La fioritura avviene in autunno. Lo
zafferano, noto sin dallantichità (è menzionato già in un
papiro egiziano del 1550 a.C.), coltivato in Spagna sin dal X
secolo, oggi si coltiva principalmente in Francia, Spagna,
Jugoslavia (Macedonia), Russia, Iran, Italia (specialmente in
Abruzzo). La raccolta dei fiori deve avvenire la mattina prima
delle 10 (più tardi gli stimmi appassiscono); si staccano gli
stimmi con le unghie e si seccano con opportune cautele (se la
temperatura è troppo alta lo Zafferano diventa nero o turchino
scuro, se troppo bassa ammuffisce). Occorrono 80 Kg. di
prodotto fresco per ottenere 1 Kg. di Zafferano commerciale. Per
essere considerato un buon prodotto 1 mg. di Zafferano deve
colorare sensibilmente 700 g. di acqua. Lelemento
colorante è un glucoside: la crocina.
IL DISEGNO
Un ruolo molto importante nel
tappeto è quello del
disegno. Esso può essere geometrico o curvilineo
(floreale). Lartista orientale è maestro nellintrecciare
forme e motivi, disegni e simboli, presi dalla tradizione e filtrati
dalla sua fantasia.
Riconoscere i motivi che possono essere di campo e di bordura,
significa leggere un tappeto, comprenderne i significati.
Il motivo boteh, noto anche come disegno kashmir,
è uno dei motivi più largamente usati nei tappeti
orientali. Lorigine del disegno è molto remota, ne furono
ritrovate forme ritagliate in cuoio nelle tombe della vallata di
Pazyryk. Alcuni hanno riconosciuto nel boteh una mandorla, altri i
fiori della palma. Lipotesi più probabile è però quella che
lega il motivo boteh alla forma di cipresso.
I vari centri di produzione, i gruppi di origine (Persia, Caucaso,
Asia Centrale, Cina, Asia minore) e lepoca di un tappeto
possono essere distinti in base allinfinità varietà dei
disegni. Infatti ogni regione svolge una propria concezione
geometrica con delle proprie caratteristiche, fedele alle proprie
tradizioni. Ogni motivo ha un significato particolare che si
tramanda di generazione in generazione ed è rivelatore della
origini di ciascuna famiglia di tappeti. Naturalmente questo
vale solo per i tappeti antichi o vecchi perché i paesi in cui non
cè una tradizione secolare del tappeto prendono in
prestito i disegni e li applicano ai loro tappeti. Alcuni
commercianti disonesti, infatti, ne approfittano vendendo
questi tappeti al posto di quelli originali (per esempio,
Tabrizbaf che non è Tabriz ma bensì bulgaro; Nainbaf
che è pakistano; i Bukara che sono spesso fatti in
Pakistan).
Le popolazioni musulmane ortodosse erano sottoposte ad
alcune limitazioni in campo figurativo. Infatti linfluenza
religiosa imponeva la rinuncia a dipingere figure umane. Era
permesso raffigurare solo alberi, fiori e oggetti inanimati.
Così non fu per la Persia che, avendo abbracciato la religione
islamica sciita, ha potuto raffigurare tranquillamente nei suoi
tappeti centinaia di figure umane e di animali. Il tappeto
persiano si stacca completamente da quello annodato nelle
altre regioni. Il suo disegno è un insieme armonico, leggiadro
e allo stesso tempo vigoroso, con la preziosità di una
miniatura. Su un vecchio tappeto del sec. XVI troviamo
scritto Questo non è un tappeto, è una rosa bianca, è
un parato che somiglia agli occhi dalle vere Uri.
Nei tappeti caucasici i disegni prevalenti sono caratterizzati
da motivi geometrici, figure umane, di animali e fiori, sparsi
senza ordine nel campo fitto di piccoli rombi, di stelle a
punta di quadrati, di triangoli e di altri motivi disposti
asimmetricamente. Fanno eccezione i tappeti Kasak a
disegni piuttosto grandi e a larghe linee.
I tappeti dellAsia centrale o del Turkestan si
attenengono a motivi geometrici caratterizzati da simmetria
e regolarità sia nella forma che nella disposizione. La così
detta zampa di elefante è un disegno molto ricorrente nei
tappeti turcomanni, specialmente su quelli Bukara.
I disegni dei tappeti dellAsia minore sono molto
vari: disegni a linee spezzate, figure stilizzate, quasi
geometriche, tanto da confondersi con la produzione
caucasica. La decorazione è spesso di tipo floreale con
derivazione persiana. I tappeti da preghiera sono originari
dellAsia minore. Questi offrono disegni
architettonici assai vicini allarte araba, con un arco
moresco sostenuto da esili colonne che nel simbolismo
islamico corrisponde alla nicchia del mistico Mihrab
della moschea.
IL LAVAGGIO
Lultima operazione nella
creazione di un
tappeto è costituita dal lavaggio. È una fase molto
importante perché conferisce brillantezza e vivacità alle
tinte.
Un tempo non si procedeva al lavaggio del tappeto ma lo si
stendeva sulle strade e sulle piazze perché fosse calpestato;
poi veniva battuto e pulito con acqua e aceto e, sotto la
pressione dalcuni pesi, trascinato con animali da
tiro su un prato rugiadoso. Ancora oggi, per ravvivare i
colori, si lascia il tappeto capovolto sullerba
rugiadosa.
LE FASI DI COSTRUZIONE
Le immagini sottostanti mostrano
tutte le fasi che
occorrono per la costruzione di questi meravigliosi esemplari.
FASE 1
La fase di progettazione
FASE 2
La scelta dei colori
FASE 3
La tintura dei filati di lana
FASE 4
La filatura su telaio
FASE 5
Il fissaggio dei colori
FASE 6
Il lavaggio
FASE 7
Lasciugamento
FASE 8
La piegatura
FASE 9
Lessiccazione
FASE 10
Il controllo dei punti
FASE 11
La correzione
FASE 12
La finitura
First Published: Tue, 21 Jan 2003 10:00:00 GMT
Pagina
in costruzione.
Prima
Pubblicazione: Tue, 21 Jan 2003 10:00:00 GMT